Il Palc’ostello

C’era una volta, c’è e ci sarà una bella occasione di far foto.

Le occasioni sono delle entità strane, spesso bizzarre, sempre inaspettate: il loro proposito è coglierti sempre impreparato fino al midollo. Si divertono un sacco ad ammirare il tuo volto sorpreso. E quando leggono sulle tue labbra una frase tipo “Ahhh…se avessi avuto la macchina fotografica” non riescono più a contenersi e si smascellano dalle risate.

Ma non sono cattive, le occasioni. Sono oneste. Ti mandano sempre dei segnali, degli indizi. Per esempio: un amico ti invita a festeggiare il suo compleanno in un ostello a Firenze la sera di Pasqua. Ad alcuni non dirà nulla, a me, come direbbe Titty, “mi è semblato di vedele un’occasione”. Di cosa? Non lo so, ma intanto isso le antenne.

I più impazienti diranno…”quindi, qual’è la morale?”. Portatevela sempre dietro. Sempre. La fotocamera. Gli indizi non sono sempre così evidente, facile da individuare. Eppoi meglio un buco nell’oceano delle false occasioni che dover sospirare dicendo “Ahhh…”. Alcuni diranno che le occasioni ci si possono creare, anche e soprattutto in fotografia: certo, d’accordissimo, puoi sempre trovare dei buoni spunti in contesti apparentemente piatti ed insignificanti. Spunti che se sfruttati danno molta soddisfazione. Ma questo è un altro discorso, è l’estremo opposto, e non voglio iniziare delle piccole grandi filippiche sul tema…almeno non ora.

Un ostello, dicevo. Una festa di compleanno, appunto. Una bella sala, ganzo. Un grande palco in fondo alla sala, ??? Che ci fa li? Ci vanno a dormire i viandanti una volta rifocillatisi nella disco cucina? Una chitarra in posa sul pianoforte, un salotto che sembra piazzato all’interno di un’aula scolastica…? Un bel bravo agli arredatori – lo dico sul serio – si sono impegnati per confondere le idee!

Con lo stomaco già divaricato dal pranzo pasquale, iniziamo a mangiare senza tanta voglia. Poi, data la bontà delle cibarie, il “senza” diventa “con”. Quel luogo… un’ammaliante invito ad entrare in un racconto di Jules Verne. Quelle luci irrealistiche…un seducente raggio a cui ci consegniamo volentieri.

Che principi l’esplorazione. Piano piano ci avviciniamo. Un minuscola scala a chiocciola segna il confine tra la terra ed il palco. Ci inalberiamo in quei pochi piccoli grandi passi…fatto! Siamo sul palco!

E poi? Dopo aver riempito il vaso coi biscotti della curiosità, ci siamo messi a giocare con la macchina fotografica. E quindi, come si dice in Toscana, bando alle ciance [NdA: le ciance sono le chiacchiere futili e vane], passiamo alle foto scattate sul palco. Il Palc’ostello, come mi piace ricordarlo.

 

Il Festeggiato

 

Ilaria

 

Alessandro

 

I lettori più attenti avranno letto queste due parole…”Disco Cucina”! La trovate a pochi passi dal Fotopalco 🙂

2 thoughts on “Il Palc’ostello

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